Incontro ed Intervista a Philip Corso
ed Alcune Ultime Considerazioni
di Carlo Sabadin
(Sentinel Italia, Gruppo Camelot)
(NdR: il primo articolo, pubblicato nel 1998 sul Bollettino Interno della Fondazione Sentinel, è riportata al sito web:
www.sentinelitalia.org
)
Corso-Update
Agosto 2004
Alcune considerazioni sul più importante dei “rivelatori” ed una “vecchia” intervista....
Fin dai primi minuti dei lavori si era capito che, quell’edizione al
Teatro Turismo di San Marino, non sarebbe stata un'edizione monotona.
La “star” indiscussa di quella manifestazione era, senza alcun dubbio,
il colonnello Philip Corso autore de “Il giorno dopo Roswell”.
Era, quindi, un’occasione molto “ghiotta” potergli rivolgere delle
domande e poter “studiare” la sua testimonianza. La forma espositiva
scelta -allora- fu quella dell’incontro-intervista (con un pressoché
totale ricorso alla forma “indiretta”) perché, moltissime, erano le
vicende e le tematiche che si dovevano affrontare in maniera organica e
coerente. Questo incontro, assolutamente decisivo e “fondamentale”,
nella mia “vita ufologica” mi ha segnato e, se volete, indirizzato
verso un tipo di approccio “nuovo” alla tematica ufologica. È quasi
paradossale, ma, da una posizione assolutamente “pro-ETH” (pur nella
versione Cingolani) [1], sono passato –e ciò è avvenuto dopo aver
parlato proprio con il più importante dei “rivelatori”!- ad una
posizione “intermedia”, non più così “pura” e definita.
Questa “nuova versione” di ufologo pro-ETH “eretico” trova uno dei suoi
fondamenti in quel concetto di “retro-ingegneria” che, in un certo
senso, caratterizza il Corso-pensiero, ma si amplia e si sviluppa
secondo modalità autonome. Ecco perché questo personaggio ha assunto -e
mantiene tuttora- una “centralità” unica e permette di inquadrare,
all’interno di uno schema più preciso, diverse fenomenologie che, a
torto o a ragione, ricolleghiamo alla manifestazione UFO.
Rispetto a quell’importantissimo Simposio (quando l’ufologia italiana
aveva raggiunto la massima diffusione possibile, forse, in questo
paese) ci sono state importanti novità. Durante il Convegno EBE III, a
Bologna, qualche anno fa, Paola Harris ha ammesso che la versione
finale de “Il giorno dopo Roswell” era, in realtà, una versione
incompleta ed inesatta, mentre, durante la stessa manifestazione, Leo
Sorge –autorevolissimo su questi aspetti “storici”- ha riconosciuto
come la ricostruzione ufficiale e “tradizionale” dello sviluppo
dell’elettronica sia palesemente “incoerente” e mostri parecchie lacune
(o se preferite dei veri e propri salti) [2]. Una visione
diametralmente opposta a quella “tanto strombazzata” da alcuni critici
“professionisti” della testimonianza di Corso, che, senza aver rivolto
MAI, una sola domanda, al Colonnello, hanno invece liquidato,
tranquillamente, la vicenda, negandola “in toto”. Curioso che, secondo
lo stesso “modus operandi”, altre persone –in realtà, alcune volte, le
STESSE persone!- hanno recentemente tentato la stessa operazione
“versus” altre note vicende (conseguendo e “meritatamente”, in questo
secondo caso, il più totale fallimento).
Un’altra apprezzabile novità è stata la pubblicazione, a cura di
Maurizio Baiata, de “L’alba di una nuova era”, il manoscritto
“originale” di Corso (senza, quindi, ricorrere alla versione
decisamente “parziale” del “vero” autore de “Il giorno dopo Roswell”,
Birnes). Il testo in oggetto presenta diversi elementi “nuovi” o,
meglio, omette alcune note vicende riportate nel libro di Birnes. In
particolare, l’episodio relativo a quando “nel reparto veterinario di
Fort Riley vide in una bara di vetro un corpo, che pareva quello di un
bambino, immerso in un liquido bluastro e gelatinoso” viene totalmente
omessa. Contraddittorio (anche se questo episodio non è riportato nel
“Il giorno dopo”), poi, il famoso “incontro telepatico” [3], che
sarebbe avvenuto nel deserto (e circa il quale un’interpretazione in
chiave “ampiamente soggettiva” viene –a mio personalissimo giudizio-
riconosciuta dallo stesso Colonnello).
Comunque sia, sono innegabili quelle incongruenze e “apparenti”
incompatibilità che molti colleghi evidenziano [4] nella figura di
Corso. Proprio per questo ritengo opportuno riproporre quella “vecchia”
intervista (pubblicata, nel 1998, sul Bollettino interno della Sentinel Italia), sperando di rivitalizzare l’attenzione sul
personaggio e dimostrare come –forse- certe impressioni “preliminari”
vanno “riviste”.
Confidando nella comprensione del lettore (si tratta di un testo
“datato” che va letto nel contesto preciso in cui è stato scritto) ed
auspicando un superamento di quelle critiche “senza dibattito”, che
tanto ricordano i “cacciatori di fari di automobile”.
Certamente il “caso Corso” non si è chiuso con la sua morte [5]. Anzi,
siamo appena all’inizio di una lunga storia dove il ruolo svolto da un
certo “Filippo” Corso è stato giudicato, nella divulgazione della
verità, "di grande importanza". Così come si legge in un importante
documento… [6] Buona lettura.
“The
committee also notes the public emergence of alleged insiders such as
Colonel Philip Corso, and concludes that his testimony might be
partially revealing as to the real situation in the U.S., despite its
many critics.” “The French Report on UFOs and Defense: A Summary”,
Gildas Bourdais
IL CASO CORSO : FINALMENTE LA
VERITA’ (O PERLOMENO UNA PARTE !)
In un incontro - intervista le sconvolgenti rivelazioni di un militare
dal curriculum ineccepibile
La tesi sui dischi precipitati,
perlomeno relativamente al caso Roswell, è un argomento accettato dalla maggior
parte degli ufologi che propendono per la cosiddetta “ipotesi extraterrestre”.
Il grande problema, finora, era trovare dei riscontri oggettivi che - in
ufologia - si identificano normalmente
in documenti o in testimonianze.
Per ciò che attiene alle prove
documentali ve ne sono due ormai note da tempo : il famoso telex inviato,
nel luglio del 1947, dall’FBI di Dallas al corrispondente ufficio di
Cincinnati, e una breve nota contenuta nella storia del 509° Gruppo Bombardieri.
I contraddittori risultati conseguiti dal GAO (l’Agenzia investigativa del
Congresso) e presentati dal congressista Schiff e dal senatore Feinstein il 28
luglio 1995, non hanno apportato nessuna novità se non la sconcertante scoperta
che (guarda caso !) proprio le documentazioni relative al periodo in
oggetto sono andate “misteriosamente distrutte”.
Infine, le recentissime “rivelazioni” dell’Air Force e della CIA,
“Il Roswell Report - Case Closed” con i suoi buffi manichini e “Il ruolo della
CIA nello studio degli UFO dal 1947 al 1990” con le sue superficiali spiegazioni
di tipo esclusivamente convenzionale (aerei spia U-2 e SR-71 Blackbird),
sembrano, per modi e tempi e soprattutto per l’imponente battage pubblicitario che le sostiene, una replica obbligata all’inesorabile ascesa del libro scritto
dal Colonnello Corso.
Circa le testimonianze l’elenco è
lunghissimo. Da quella “ufficiale” del tenente Walter Haut, addetto alle
informazioni presso la base di Roswell ed autore del comunicato stampa
rilasciato all’Associated Press,
a quella “circostanziata” di Jesse Marcel Jr. (ed indirettamente quella del
padre in punto di morte),
a quelle commoventi di Frank Kaufmann
e Glenn Dennis, fino ad
arrivare ai cosiddetti rivelatori come Lazar e Wolf.
In quest’ottica si inserisce la
testimonianza ed il curriculum militare del Colonnello Corso ma, soprattutto,
la sua storia, forse “ritoccata” dalle abilissime mani del coautore Birnes (che
peraltro si “pappa” da solo gli elevati guadagni per le vendite del
libro !) che è
quindi il probabile responsabile delle inesattezze presenti nella prima parte
del testo.
Ottant’anni ed una lucidità fuori
dal comune, due occhi penetranti che ti trasmettono grandi emozioni, una
assoluta, indiscutibile sincerità. Se qualcuno mi dicesse (e riuscisse a
convincermi !) che quest’uomo racconta una storiella imparata a memoria
penserei immediatamente a quanto sia stato immeritato l’ultimo premio assegnato
ad un famoso concorso internazionale di cinematografia. Ma questa è una storia
vera, la storia di una vita incredibile che è, in pochissimo tempo, diventata
un best seller negli Stati Uniti e un documento fondamentale nella storia
dell’ufologia moderna.
Quest’uomo mite e gentile, sempre
disponibile, ti racconta di quando ha “visto” e “toccato” un essere di un altro
pianeta. Era una domenica sera, quel 6 luglio 1947, quando entrò nel reparto
veterinario di Fort Riley e vide in una bara di vetro un corpo, che pareva
quello di un bambino, immerso in un liquido bluastro e gelatinoso. Poi vide
quella testa, enorme e sproporzionata, quegli occhi grandi, niente naso, bocca
ed orecchi. Anni dopo,
svolgendo importanti mansioni presso il reparto Ricerca e sviluppo
dell’Esercito, ai diretti comandi del Generale Trudeau, il file topo secret su
Roswell giunge nelle sue mani. E’ l’inizio di una nuova avventura. A capo
dell’Ufficio Tecnologie Straniere da’ il via a ricerche che hanno portato a
penetrare (anche se in modo estremamente limitato) la scienza aliena. Da quegli
studi abbiamo sviluppato, i cicuiti integrati, i transistors, gli acceleratori
di particelle. Dalle strutture super tenaci dello scafo abbiamo creato il
Kevlar e scoperto l’esistenza delle fibre ottiche. Dai loro strumenti abbiamo
“ricreato” il laser. I risultati finali si sarebbero concretizzati
nell’Iniziativa Strategica di Difesa o SDI voluta da Ronald Reagan,
nella tecnologia Stealth e nel sistema HAARP.
Alla morte del generale Trudeau, avvenuta qualche anno fa, decide di scrivere
questo libro - semplicemente - perché sente che è giunto il momento di farlo. O
forse perché un ragazzino di nome Andrew, suo nipote, gli chiede “E’ vero che
hai visto il nonno di E.T. ?”.
Rispetto al libro, il Colonnello
ci fornisce nuovi particolari. Il cervello era diviso in quattro sezioni ed
erano presenti due microchips al Silicone, uno all’interno del cranio e uno
nell’occhio. Durante la conferenza stampa un’altra importante
precisazione : gli alieni e il disco sono una cosa unica, un meccanismo
integrato che “vive” tramite pulsazioni elettromagnetiche. Gli umanoidi,
infatti, non hanno bisogno di cibo ed aria, sono semplicemente un “pezzo”
dell’astronave, usano tecnologia a base silicio e sistemi di comunicazione al
laser, senza impianti igienici o di refrigerazione e riscaldamento. Una
perfetta macchina biologica concepita per viaggiare nello spazio. Corso è convinto
che quello di Roswell non sia il primo
(e probabilmente neppure l’ultimo) ufo-crash che si sia verificato sul nostro
pianeta. Cita, in proposito, tutta la casistica relativa ai Foo Fighters della
seconda Guerra Mondiale che lui identifica in veicoli elettromagnetici tedeschi
risultato di lavori di retroingegneria su di un oggetto alieno,
presumibilmente, precipitato in Germania durante gli anni trenta. I pezzi di
quell’immenso ed infinito puzzle che costituisce la fenomenologia ufo, sembrano
prendere - finalmente - la loro
esatta posizione.
Ma un grande rammarico il
Colonnello ce l’ha. E mentre te lo racconta gli occhi si inumidiscono. Noi - racconta - abbiamo realizzato solo una piccolissima parte di quella “Nuova
Scienza” che gli alieni ci avevano “regalato”. Ci siamo concentrati soprattutto
nello sviluppo degli armamenti ed in particolare delle armi nucleari. Su
progetti di distruzione invece che di creazione. Non abbiamo capito che il vero
“oggetto” su cui dovevamo concentrarci era il “clone”, il pilota
dell’astronave, così diverso ma anche così simile a noi. La ricerca doveva
portare ai “Creatori” degli alieni e di questa “Nuova Scienza”.
In queste parole, semplici ma
dotate di una potenza sconvolgente, si
trova la vera novità della testimonianza di Corso. E, a mio giudizio,
rappresenta una percezione del problema molto differente se paragonata a quella
che traspare dal libro scritto con Birnes.
In tutto il testo, infatti, prevale una concezione degli alieni decisamente non
positiva. Il Colonnello parla esplicitamente di “guerra” e di “atteggiamento
ostile”. Pur essendo convinto della veridicità dei racconti che, in tutto il
mondo, descrivono contatti con entità aliene da parte di gente comune, piloti,
militari e ricercatori,
non è mai venuto a conoscenza di altri tipi di esseri, diversi da quello che
lui ,personalmente, ha visto e toccato a Fort Riley e di cui ha visionato il
referto autoptico. E non esprime pareri su vicende di cui non ha una conoscenza
diretta. Parla di “congetture” e si chiede come mai, vista la posizione che
occupava, non è stato coinvolto se esistevano altri corpi di alieni come quelli
del “Santilli Footage”.
Il problema adesso, per il Colonnello, è scoprire chi sono i “clonatori” degli
alieni. In proposito ha appena terminato la stesura di uno studio sugli
extraterrestri ed il modello di EBE
da loro realizzato. Racconta di averne discusso con medici e scienziati che
sarebbero rimasti affascinati e scossi dalle sue analisi. Applicando
rigorosamente il metodo deduttivo di indagine : (tipico delle Agenzie di
“Intelligence”) “ragionare sulle intenzioni, individuare una trama e quindi
risalire all’origine di chi l’ha ideata”, Corso si è fatto un’idea ben precisa
circa questi “Creatori”. Ed è un idea che potrebbe spazzare via buona parte
della ricerca ufologica degli ultimi 10-15 anni. Ad una mia precisa
domanda : “Secondo Lei, Colonnello, come sono fatti ?”, la risposta è
stata semplice ma molto efficace. “E’
stato scritto - e mentre parlava, in un chiaro italiano, sorrideva - Dio creò l’uomo a sua immagine e
somiglianza”. Questa è la sconvolgente verità di P. J. Corso. “Loro”
sarebbero identici a noi e i cloni, per quanto diversi in apparenza, lo
proverebbero. La loro fisiologia presenterebbe sconcertanti similitudini
biologiche con gli esseri umani e sembrerebbe rappresentare la fine di un
processo di ingegneria genetica teso a realizzare un “soggetto” capace
d’intraprendere lunghi viaggi interplanetari a velocità ed in ambiente non
convenzionali.
In tutto ciò non trovo,
sinceramente, niente di negativo. La presunta “ostilità” degli alieni, che
peraltro accompagna tutto il testo scritto da Corso, stride con le ultime
affermazioni del Colonnello e fa “a pugni” con quella forte corrente della
comunità ufologica che parla continuamente di rapimenti e mutilazioni animali.
Se decidiamo di accettare - e non vedo
come potremo fare altrimenti - come genuine ed autentiche le dichiarazioni di
Corso dobbiamo necessariamente fare alcune considerazioni. Certamente questa
testimonianza non è, e non potrebbe esserlo per sua diretta affermazione,
esaustiva. Ma, riconoscendo che la posizione che occupava all’interno dei
Servizi di “Intelligence” dell’Esercito americano rappresenta, senza dubbio
alcuno, la collocazione ideale per poter accedere alle informazioni - tutte le
informazioni - riguardanti gli ufo, risulta molto difficile credere che
rapporti relativi ad altri crash o a tipologie differenti di alieni (Santilli
Footage ?) non siano passati sul tavolo dell’Ufficio tecnologie dove Corso
ha lavorato per tanti anni. Forse, e si tratta di una semplice ipotesi, il
Colonnello è stato, egli stesso, una pedina inconsapevole durante quel periodo.
Forse sapeva semplicemente ciò che gli si voleva far sapere. Altri, altrove,
magari nei servizi di “Intelligence” delle altre Armi, svolgevano mansioni
analoghe alle sue. Ma questa è un’ipotesi molto debole da difendere. Il suo
curriculum parla da solo, le sue dichiarazioni, a differenza di quelle di molti
altri, reggono e trovano
continue conferme contemporanee ma indipendenti.
Eventualmente, in quest’ottica, dovremmo invece rivedere tutte le nostre
convinzioni circa quei fenomeni e quegli episodi che colleghiamo in modo
diretto al fenomeno ufo come le abductions. A tal proposito, Corso è stato
categorico : “Le abductions ?
Noi non facevamo abductions . Dovevamo costruire armi e capire il funzionamente
di ciò che ci trovavamo tra le mani”. La risposta è molto più ampia di ciò
che sembra in apparenza. Cosa c’era, e cosa c’è tuttora, alla base di un
fenomeno che riguarda milioni di persone in tutto il pianeta e che è - tranne
poche e recenti eccezioni
- vissuto in termini molto negativi ? Forse una spiegazione è rinvenibile
proprio ne “Il giorno dopo Roswell”. Ma non nei riferimenti diretti ai
rapimenti e alle mutilazioni animali bensì, in tutte quelle continue citazioni
circa l’onnipresente invadenza della CIA, intesa come il vero nemico dei
progetti di Trudeau e Corso. Chi scrive non nasconde la sua graduale
elaborazione di ipotesi “eretiche” circa il fenomeno dei rapimenti, ma è
perlomeno curioso che lo “stimoceiver”, il dispositivo costituito da un
elettrodo di profondità miniaturizzato che inserito nel cranio permette di
esercitare un altro grado di controllo sulle reazioni del soggetto, sia stato
inventato da Josè Delgado tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60,
e abbia probabilmente dato origine a quella linea di sviluppo tecnologico
culminante con i chips neurali o sonde impiantate - forse - in alcuni detenuti
in California o utilizzate da “black projects” della National Security Agency.
Un’ipotesi, a mio giudizio altamente credibile, potrebbe far risalire simili
dispositivi ad uno studio di retroingenieria effettuato su materiale esogeno (i
microchips al silicio menzionati dal Colonnello ?) recuperato in seguito
ad un ufo crash. Tempi e modi coincidono perfettamente e quale organizzazione,
istituzione od ente governativo sarebbe, logicamente, interessato a strumenti
utilizzabili per il controllo e per l’acquisizione di informazioni ? La risposta
è superflua, ma ciò apre, per tutti noi, nuove prospettive di lavoro e rimette
in discussione certezze (o quasi certezze) date per scontate.
Forse siamo realmente all’interno
di un “piano” globale finalizzato ad educare le nuove generazioni ad una nuova e
diversa percezione del fenomeno ufo
e forse esiste realmente una “fazione” governativa che favorisce il lento, ma
graduale, rilascio di informazioni.
Ed infatti, lo stesso Corso parla di amicizie importanti “... la FBI è dalla mia parte ...”
che lo sosterrebbero in questa sua battaglia per la verità contro le forze
oscurantiste capeggiate dalla CIA. Comunque sia è indubbio che certe produzioni
cinematografiche di fantascienza - soprattutto recenti - sembrano privilegiare
fini di tipo “educativo” a quelli di puro intrattenimento
e, all’interno di questo contesto, dovremmo rileggere con maggiore attenzione i
casi e le vicende che, in questi ultimi anni hanno investito la comunità
ufologica internazionale. Si tratta di un lavoro delicato che finirà necessariamente
per urtare qualcuno. Ma deve essere fatto, rimettendo in discussione anche dati
già acquisiti (o presunti tali) ed eliminando tutto - o in buona parte - quel
materiale che non trova corrispondenza nelle affermazioni di Corso e che
potrebbe (e ciò indipendentemente dalla sua autenticità) fare parte di quel
grande “piano” di cui parlavamo prima.
Da parte mia sono grato al
Colonnello Philip “Filippo” Corso
per ciò che mi ha riferito e per la sua estrema gentilezza e disponibilità.
Credo che l’ufologia abbia trovato non il suo “Santo Graal” ma bensì un
interlocutore di importanza storica e fondamentale per tutte le persone - e non
necessariamente solo coloro che sono
interessati alla fenomenologia ufo - che hanno a cuore la ricerca della
verità. L’attacco puerile, ma imponente a cui è sottoposto in questo periodo
(tranne rarissime eccezioni-
peraltro non assolute -) unitamente alle spiegazioni di tipo ufficiale, fornite
da CIA ed Aeronautica, non fa altro che confermare quanto il Colonnello sia
diventato - improvvisamente - un personaggio alquanto scomodo.
Tra le persone che lo
accompagnavano, durante la sua permanenza a San Marino, si raccontava di
“strani individui” che sembravano pedinarlo dovunque andasse. Non so se ciò sia
vero ma non mi meraviglierebbe più di tanto scoprirlo. So invece - questo sì -
che quell’ufficiale che risponde al nome di Philip J. Corso, ricopriva, durante
gli anni ’60, all’interno della struttura di “Intelligence” dell’Esercito
americano la posizione, quella unica posizione, che gli avrebbe permesso di
scoprire ciò che vi era di vero in quell’ammasso confuso di notizie che
riguardava strani oggetti che volavano sopra le nostre teste.
Se, a distanza di tanti anni,
quando ciò è diventato possibile - o forse è diventato impossibile continuare a
tacere - quell’uomo racconta una storia, noi dobbiamo prestargli la massima
attenzione possibile.
A dispetto di tutto e di tutti.
“Una
nuova verità scientifica non si impone perché i suoi detrattori via via
l’accettano, ma perché questi mano mano decedono, e nel contempo sorge una
nuova generazione in grado di accettarla”
(attribuibile a Max
Planck)
Dott. Carlo Sabadin
( Sentinel Italia )