di Carlo Sabadin - 2004
(Sentinel Italia - Gruppo Camelot)
Qualche tempo fa, ho rivisto su
un canale digitale [1] una trasmissione dal titolo “UFO -Dischi
Volanti”, uno special del noto giornalista Gianni Bisiach, datato
1972. Quando vidi questo programma, per la prima volta, avevo otto anni
e, forse, la mia passione per gli UFO è nata, assieme ai romanzi
di Urania e alla serie televisiva “UFO”, proprio in quel periodo.
Ciò che, indiscutibilmente, mi ha colpito è l’assoluta
attualità -a parte il bianco e nero- del programma. Casi storici
come quello di Trent, interviste ad ufficiali informati dell’aeronautica,
Blue Book, astronauti e strani avvistamenti, il Prof. Hynek, il NORAD,
rilevamenti radar, i falsi UFO (ben prima, quindi, dei simil-ufo/copri-cerchione
di Polidoro del CICAP), ecc. Tutto ciò mi ha, per un attimo, sconcertato
e ho ripensato alle considerazioni, anch’esse datate ma riproposte
recentemente [2], di uno dei maggiori oppositori circa la realtà
del fenomeno UFO: James Oberg.
Esperto astronautico, giornalista
e scrittore, considerato uno dei più noti "anti-ufologi"
in circolazione, vinse
con l’articolo “Il fallimento della scienza dell'ufologia”
il premio, messo in palio nel 1979 dal prestigioso settimanale New Scientist,
per il miglior articolo “scientifico” sugli UFO. Sorvolando,
in questa sede, sul reale significato dell’aggettivo “scientifico”,
relativamente all’intervento di Oberg -e, peraltro noto che, ultimamente,
autorevoli “colleghi”, magari laureati in discipline scientifiche,
mostrano una sostanziale non-conoscenza delle comuni ed accettate regole
della “formale” comunicazione scientifica- possiamo vedere
come, l’autore, attraverso un’attenta disamina delle incongruenze
ed errori commessi dagli ufologi -ma, forse, sarebbe preferibile dire
“certi” ufologi-, afferma che, dopo decenni di speculazioni
senza scopo, nessuna teoria scientifica degna di questo nome sarebbe stata
prodotta dall'ufologia e che, quindi, essa sarebbe una scienza "sterile"
dove ogni stravagante congettura verrebbe spacciata per una "nuova
teoria", e, dove, i processi di pensiero che la caratterizzano non
potrebbero essere classificati come "scientifici”. Altrove,
altri, hanno, argutamente, messo in luce le carenze oggettive di una tale
impostazione [3] e, chi scrive, ha spesso sostenuto come la “recente”
creazione della categoria dei UAP, "Unidentified Atmospheric Phenomena"
fenomeni atmosferici non identificati (che sarebbero alla base di avvistamenti
“inspiegabili”, non collegabili al fenomeno UFO, ma a qualche
strano fenomeno “naturale” non ancora spiegato) rappresenterebbe
una prova del fallimento, non dell’ufologia -come auspicava Oberg-
ma di chi sperava ardentemente che il “molto, molto poco”
dietro una piccola parte delle decine di migliaia di segnalazioni UFO
archiviate, quel “piccolo residuo” -per usare le parole esatte
di Oberg- che, nonostante tutto rimaneva, fosse destinato, anch’esso,
a sparire. In realtà, ciò non è avvenuto.
Anzi, costruire categorie di IFO
sempre nuove, utilizzando anche evidenti forzature (come è successo,
ad esempio, per i fulmini globulari) per chi, aprioristicamente, ha già
negato il fenomeno, alla fine non è stato sufficiente se è
diventato necessario -se non addirittura indispensabile- dover creare
una nuova categoria, come quella degli UAP, non spiegabile, non spiegata
o, meglio, non identificata. Peraltro, tale interpretazione, non è
più pienamente accettabile dopo i recenti annunci di pubblicazione
da parte di Massimo Teodorani relativi alla “teorizzazione”
di un modello di plasma a “contenimento elettrochimico” (sulla
base degli studi del fisico David Turner) che permetterebbe la spiegazione
di circa l’80-90% dei fenomeni luminosi anomali registrati in varie
parti del mondo. Il fenomeno di Hessdalen diverrebbe, così, un
fenomeno -in larga parte- “naturale” della classe dei BL determinando
-in tal modo- una certa “valenza” alle ipotesi di tipo UAP.
Rimarrebbe, però, una "sovrapposizione" a quel 80-90%.
Una "sovrapposizione" di oggetti completamente sconosciuti.
Non sappiamo perché si mescolano al fenomeno geofisico ma sono
ALTRO. E non sono “fari di automobile”……
Ma ritornando all’oggetto
specifico di questo intervento e, proseguendo oltre, nelle mie elaborazioni
mentali, ho provato a chiedermi se, nella ricerca contemporanea, esistono
degli studi, degli approfondimenti, delle ipotesi che possano, in qualche
modo, incontrare la richiesta, avanzata da Oberg, circa l’elaborazione
di una teoria che possa essere -davvero- considerata scientifica, non
confutabile o falsificabile. Una teoria, cioè, che sia in grado
di spiegare una porzione dell'Universo in modo tale che ulteriori osservazioni
o esperimenti si conformino alle previsioni della teoria stessa (e, preferibilmente,
non si conformino alle previsioni tradizionali). Esiste qualcosa di simile
nel panorama, italiano e non, della moderna ricerca ufologica?
Il fenomeno luminoso di Hessdalen
viene studiato scientificamente dal 1984, quando una commissione di ricercatori
guidati dall'ingegnere elettronico Erling Strand, portò alla creazione
del "Project Hessdalen". Nel 1984 ebbe luogo una campagna strumentale
di misurazione con la quale si dimostrò che il fenomeno luminoso
è correlato con perturbazioni magnetiche, produce marcatissime
tracce radar, e determina talora balzi improvvisi dell'emissione radio.
Subito dopo il 1994, anno in cui si svolse a Hessdalen un importante convegno
internazionale per discutere del fenomeno, nacque una collaborazione tra
il Project Hessdalen e l’astrofisico Massimo Teodorani. Successivamente,
svariati progetti di ricerca evidenziarono una significativa -ma non esaustiva-
correlazione con l'attività solare. Nel 1995 viene coinvolto anche
il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), nella persona del Prof. Stelio
Montebugnoli, dirigente della Stazione Radioastronomica di Medicina (BO).
Nascono così le basi del "Progetto EMBLA", che porterà
in seguito anche all'effettuazione di missioni scientifiche italiane a
Hessdalen. Nel 1998 il Prof. Strand dà vita alla AMS (Automatic
Measurement Station), un vero e proprio osservatorio computerizzato, provvisto
di videocamere automatiche, magnetometro, analizzatore di spettro radio
e radar che permettono di monitorare in tempo reale il fenomeno luminoso
a Hessdalen.
Non è difficile sostenere
che la vallata norvegese sia una delle finestre ufologiche più
attive del mondo e che il "Project Hessdalen" costituisca, per
certi aspetti, il momento scientifico e di studio in cui, più che
in qualsiasi altro, si è riusciti a “dimostrare”, con
prove incontrovertibili la concreta realtà degli UFO. In questa
direzione, utilizzando i dati ricavati, non è ancora possibile
dare un’interpretazione univoca e definitiva del fenomeno (ma possiamo,
ragionevolmente, individuare un modello teorico che si correla perfettamente
con i “dati raccolti sul campo” da Teodorani… almeno
per la maggior parte dei fenomeni osservati) che, peraltro, assume un
indiscutibile -in senso accademico- grado di dignità. È
però possibile intravedere una costruzione di sistema, un’analisi
generale, la disposizione delle diverse porzioni che costituiscono il
lavoro di ricerca in un’ipotesi che -tendenzialmente- si propone
di diventare “teoria”, così come preteso da Oberg.
E, in effetti, “ipotizzare”, alla base del caso “Hessdalen”,
la presenza di una sorgente di energia di inusitata potenza, un meccanismo
naturale e spontaneo capace di attingere al "zero point energy"
(ipotesi ben sviluppate a livello matematico ma, relativamente ai FLA,
superata dai più recenti studi), in determinate aree del pianeta,
ha rappresentato, indiscutibilmente, un eccellente tentativo di “costruzione”
teorica del meccanismo creativo, naturale ma sconosciuto, che dà
origine ai fenomeni aerei anomali, comunemente chiamati UFO. Ininfluente,
ai fini di questa analisi, la constatazione -evidente- che la possibilità
di una manifestazione tecnologica e/o energetica di una qualche forma
di “intelligenza extraterrestre” non può, in alcun
modo, essere eliminata del tutto. Neppure se riusciamo, come sembra sempre
più chiaro, a ricomprendere buona parte dei fenomeni all’interno
di un’ipotesi “naturale”. Anzi, mia personalissima opinione,
risulta, in un certo senso e, paradossalmente, rafforzata, se non altro
in una “versione” ETH non “pura” ma maggiormente
“neutra”, intesa come “sovrapposizione” di tecnologia
-quindi NON naturale- non convenzionale. Ciò che importa sottolineare,
invece, è come una tale ed imponente massa di dati e rilevazioni
ha portato, in una prima “fase”, la ricerca ufologica -o perlomeno
questo tipo di ricerca- nel “territorio”, nel “ventre”
della Scienza ufficiale. E, successivamente, a risultati concreti che,
attraverso una prestigiosa pubblicazione -indiscutibilmente!- “scientifica",
sul Journal of Scientific Exploration (JSE), rappresentano “un punto
di arrivo” decisivo e fondamentale ma, soprattutto, un entusiasmante
“punto di partenza” dove, le caratteristiche assolutamente
peculiari di una fenomenologia che si “sovrappone” ad un probabile
fenomeno naturale, sono, attualmente, sottoposte ad un attento studio
ed analisi. In quest’ottica, la critica di Oberg diventa, oggi,
obsoleta mentre, altre e più recenti “italiche critiche esterne”,
sono “totalmente ignorate” (con la sola eccezione di un “ghetto
virtuale” dove gli “estimatori” si contano sulle dita
di una mano), non trovando alcun “avvallo” da parte degli
studiosi del settore, e, soprattutto, nessuna “vera” pubblicazione
“scientifica” anche solo…. lontanamente paragonabile
al JSE.
Ma possiamo anche guardare oltre.
Con il termine inglese Abduction
si indica, comunemente, il prelievo forzato di esseri umani da parte di
extraterrestri. I primi eventi di questo tipo segnalati nelle ricerche
ufologiche risalgono agli anni ‘50 e ’60 ma il caso che, in
un certo senso, ha dato notorietà mondiale al fenomeno è
quello “storico”, narrato da John Fuller nel libro “The
Interrupted Journey” (Il viaggio interrotto) del 1966, di Barney
e Betty Hill, rapiti nel settembre 1961. In tale, sconcertante, materia
si è cercato, da parte dei più diversi ricercatori, una
“chiave” appropriata per giungere a qualche conclusione accettabile
e, l’ipnosi, è sembrata -anche nel caso storico appena ricordato-
una metodologia attendibile. In particolare, in Italia, un team guidato
dal ricercatore Corrado Malanga ha svolto un’indagine -in tal senso-
su uno dei più famosi casi nazionali: quello di Valerio Lonzi.
Tralasciando, in questa sede, le
obiezioni -legittime- avanzate circa la validità -tout court- di
tale sistema o le metodologie scelte da altri gruppi, diversi, dobbiamo
però riconoscere come tale tecnica sia stata, grazie al team di
Malanga, enormemente sviluppata sia qualitativamente (affiancando all’ipnosi
regressiva le più moderne tecniche di PNL, Programmazione Neuro
Linguistica), sia quantitativamente (seguendo, per molti anni, oltre un
centinaio di “addotti”). In tal senso, la competenza dei professionisti
del gruppo di Malanga e le opinioni, decisamente positive, circa la bontà
del metodo, avanzate da noti psicoterapeuti sono cosa ben diversa rispetto
ai tanti apprendisti stregoni in circolazione.
Riconosco che non è possibile
analizzare compiutamente, in un simile contesto, i risultati scaturiti
da un tale lavoro. Possiamo però sottolineare come tutto ciò
ha permesso l’individuazione di diversi livelli di “interferenza
aliena”, una complessa caratterizzazione di differenti “tipi”
di extraterrestri, la comprensione di ragioni logiche e coerenti alla
base di tale intrusione, la possibilità di capire e dare un senso
alle apparenti assurdità di tale, molteplice, fenomenologia. Al
di là delle mie personali convinzioni -negative-, circa le conclusioni,
l’ipotesi Malanga rappresenta “lo stato dell’arte”
relativamente allo studio delle “abductions” per le motivazioni
qualitative e/o quantitative appena ricordate. Non solo. L’ipotesi
sembra divenire, tendenzialmente, esaustiva potendo conglobare altri tipi
di fenomenologie, in apparenza non collegate alla tematica oggetto dello
studio, come talune forme di contattismo. In tal senso, mi sembrano -anche
in questo caso- superabili le obiezioni avanzate, all’inizio, da
Oberg circa l’impossibilità, per l’Ufologia, di elaborare
una teoria degna di questo nome: l’ipotesi in esame porta alla teorizzazione
di uno schema che trova continue conferme, attraverso i dati che provengono
dalle analisi, conformandosi ai “valori” precedentemente ricavati.
Peraltro, recenti correlazioni ed implicazioni -avanzate da chi scrive-
insieme a “nuove” prospettive, finalizzate ad individuare
un sistema “davvero sicuro” per superare i limiti (che comunque
permangono) di tali tecniche e la possibilità (con mezzi e professionisti
adeguati) di individuare “nuove metodologie” esaustivamente
probanti fanno auspicare -anche in questo settore- un possibile salto
di qualità.
Sull’argomento “Crop
Circles” si è scritto tutto e il contrario di tutto. Il possibile
collegamento di tale tematica con l’Ufologia è, tuttora,
controverso e non provato. Possiamo tuttavia estendere, anche in questo
settore, considerazioni molto simili a quelle svolte precedentemente.
In diverse occasioni, ho affrontato l'argomento con articoli (e durante
diverse conferenze e trasmissioni radiofoniche e televisive) che -direttamente-
indicavano i lavori "scientifici" in oggetto (per tutti vedi:
www.mosac.com e www.camelotchr.too.it ).
Come ho ricordato, più volte,
esiste, ormai, una nutrita raccolta di lavori che, limitatamente ad un
numero ristretto di crop analizzati, propende chiaramente per la NON-convenzionalità
del fenomeno (ripeto: relativamente ai crop analizzati!). In particolare,
"questi lavori" sono stati pubblicati su Physiologia Plantarum
(due articoli) e sullo stesso JSE (Levengood, W.C. & Burke, John A.,
1995, Semi-Molten Meteoric Iron Associated with a Crop Formation Journal
of Scientific Exploration 9:2, 191-199 ). A ciò vanno aggiunti
due “comment” che comprendono un intervento di Deardorff e
il “noto” lavoro di Haselhoff “Comment to Dispersion
of Energies in Worldwide Crop Formations” (Physiologia Plantarum
110, 2000). Contro questa "letteratura scientifica" le uniche
critiche ammesse, a questo punto, sarebbero nuove "pubblicazioni"
in senso opposto. E ciò non è avvenuto. Al contrario, si
è arrivati ad affiancare alle serie pubblicazioni riportate poco
sopra, lavori scettici che, in realtà, sono semplici articoli pubblicati
sulla rivista del CSICOP (il CICAP americano), reportage del periodico
Focus, commenti di noti ricercatori scettici (Fuso, Nanninga, ecc). Opinioni
autorevolissime ma… non articoli scientifici. Recentemente, poi,
sulla rivista "UFO-Rivista di informazione ufologica", del CISU,
(che, è bene ricordarlo, non è una rivista scientifica)
è stato pubblicato un articolo di Roberto Malini (noto sostenitore
dell'ipotesi dei Land-artist.... ma che non ha MAI mostrato un solo filmato
o prova, relativo ai "crop" analizzati di cui parlavo sopra,
che ci mostri -inequivocabilmente- la natura del tutto umana del fenomeno)
e di Margherita Campaniolo (autrice di un lunghissimo articolo sull'argomento
molto apprezzato… negli ambienti scettici) che hanno cercato, per
l'ennesima volta di "ridurre" il fenomeno. L'operazione, anche
questa volta è destinata al più completo fallimento per
la palese "violazione" delle regole della "formale comunicazione
scientifica" che impongono, come ricordato sopra, una pubblicazione
"analoga" ai lavori -quelli davvero scientifici- appena elencati
[4].
E ciò non è avvenuto
neppure questa volta... Anzi, temo che si stia per assistere ad un ennesimo
tentativo di "moltiplicazione" di queste "critiche esterne
NON scientifiche" che porterà alle solite citazioni ed auto-citazioni
(il CICAP citerà la rivista CISU e viceversa...) nell'illusoria
speranza che ciò dia credibilità all'operazione. Nell’ottica
dell’oggetto della nostra discussione possiamo -anche qui- sottolineare
come sia stato ipotizzato un modello teorico (nel “comment”
di Haselhoff appena ricordato) che potrebbe, in futuro, fornire una spiegazione
reale della casistica analizzata ma che, già adesso, risponde,
perfettamente, alle obiezioni di Oberg.
Alla luce di queste considerazioni
credo si possa -così- superare l’apparente impasse iniziale.
Peraltro, anche nel passato, dei tentativi -forse immaturi- di “spiegazione”
che potevano, forse, essere considerati come schemi teorici dotati di
una certa validità -nel senso inteso precedentemente- potrebbero
essere individuati: dalle “datate” e discutibili interpretazioni
del CISAER (Centro italiano studi aviazione elettromagnetica) del Console
Perego alle ipotesi, in chiave parapsicologica, di un Jean-Claude Bourret
(e, per certi aspetti, sull’esempio di un “certo” Vallèe)
che vedono gli UFO come un "sistema di controllo" che influenzerebbe
l'evoluzione dell'umanità. E conseguentemente, al di là
della validità di certe posizioni, è, a mio giudizio, difficile,
non sostenere che le “linee di ricerca” contemporanee, le
diverse teorie scaturite (in particolare quella stilata dal Teodorani)
hanno, ampiamente, superato quei problemi, solo apparentemente, insormontabili
-come una presunta inadeguatezza tecnologica degli ufologi e degli scienziati
che si occupano di tematiche di frontiera- che ne impedivano l’accesso
nell’ambito della scienza ufficiale.
Possiamo anche tentare un passo
ulteriore. Sulla base dei più recenti studi settoriali, “prodotti”
di metodologie di tipo induttivo (leggi generali verrebbero indotte da
osservazioni particolari) e prediligendo l’interdisciplinarità
saremmo in grado di definire la casistica UFO come un problema la cui
soluzione comporta l’utilizzazione di sapere teorico e tecnico proveniente
da varie discipline. Tale approccio permette di individuare importantissime
correlazioni e di poter perfino procedere a “critiche” comparative
utilizzando anche dati assolutamente inediti. Mutuando dal materialismo
storico il termine “sovrastruttura”, potremmo tentare di definire
gli studi precedenti come sovrastrutture di una teoria, ancora più
ampia e non settoriale, completamente esaustiva che ri-comprenderebbe
buona parte dei fenomeni definiti fortiani. E, probabilmente, molto di
più. Un sistema generale, necessariamente, frutto di metodologie
di tipo deduttivo (passare dall’universale al particolare) che allo
stadio attuale è, semplicemente, un anticipo, un abbozzo di teoria.
Ma che comincia, gradualmente, a prendere forma.
“…quello ufologico
è certamente un capitolo che non bisogna lasciar cadere…”
Carlo Rubbia
Fonti e Riferimenti :
J.Oberg, "Il fallimento della scienza dell'ufologia ", UFO Forum
n. 11, ottobre 1998.
E.Russo, "Una ragione di orgoglio",
UFO Forum n. 12, marzo 1999.
C.Sabadin, "Le forme degli
UFO", Relazione presentata alla Conferenza di Pavia "La notte
degli UFO", luglio 2002.
M.Teodorani, "Le luci di Hessdalen
e la scienza", Relazione presentata alla Conferenza di Ispra, novembre
2001.
M.Teodorani & E.P.Strand (2001),
"Data Analysis of Anomalous Luminous Phenomena in Hessdalen",
CIPH Articoli e European Journal of UFO and Abduction Studies. Vedi per
l'intera documentazione: www.itacomm.net
M.Teodorani, "EMBLA 2000",
UFO, dicembre 2000.
M.Teodorani, ”Hessdalen e
Oltre”, Conferenza a Pavia, 18 Settembre 2003. Vedi Camelot Chronicles:
http://members.xoom.virgilio.it/camelotchr/Download/2003/TeodoraniPavia.htm
C.Sabadin, Relazione presentata
al Convegno di Brescia "Angeli, dèi, Astronavi; Dagli Esseri
di Roswell alla Spiritualità Cosmica” durante la Mostra Millennium,
13 marzo 2004. Vedi: www.mostramillennium.com
M.Teodorani, “Sfere luminose
danzanti, il mistero si dirada”. HEOS, n°10, 12 marzo 2004.
Vedi: www.heos.it
M.Teodorani, “Some final
notes on the "rebuttal” phenomenon”, Camelot Chronicles.
Vedi:
http://members.xoom.virgilio.it/camelotchr/Download/2004/Teodorani1.htm
R.Cabassi, "Gli UFO di Hessdalen
- La dignità di un fenomeno: gli Oggetti Volanti Non Identificati.
Vedi: www.ufodatanet.org
C.Malanga, “Gli UFO nella
mente: interferenze aliene”, Bompiani, 1998.
N.Conti & A.Zaini, “Caso
Lonzi. Gli UFO nella mente: ipnosi e considerazioni di metodo”,
UFO Forum, n.11 Ottobre 1998.
C.Malanga, “Rapimenti Alieni,
ultimo atto", Relazione presentata alla Conferenza di Milano presso
l’Associazione Culturale Coscienza e Salute, giugno 2002.
C.Sabadin, “Oltre le interferenze
aliene; Il mistero dei Rapimenti Alieni”, Relazione presentata alla
Conferenza di Budrio (BO), il 15 gennaio 2004.
A.Perego, ”Gli extraterrestri
sono tornati”, Edizioni CISAER, 1970.
P.Toselli, “Jacques Vallee
e l’ufologia parafisica”. Fonte: CISU.
J.C.Bourret, “La nuova sfida
degli UFO (ultima inchiesta scientifica)”, De Vecchi, 1977.
A.Magenta, "Per il bene dell'uomo",
Notiziario UFO, ottobre 1998.
Note
[1] - Per la precisione RAISAT
Album.
[2] - Tra l’altro in un numero
dedicato agli UFO della rivista del CICAP “Scienza e Paranormale”.
Vedi: www.cicap.org .
[3] - In particolare, Russo, ha
evidenziato come la vera differenza tra gli ufologi e i negatori risieda
nel "piccolo ma non trascurabile, anzi significativo" residuo
che i casi, con alto indice di stranezza ed alto indice di probabilità,
continuano a conservare. Vedi in Fonti e Bibliografia.
[4] - Ricordiamo, inoltre, che
è appena stato pubblicato un “CLAY-MINERAL CRYSTALLIZATION
CASE STUDY” che avvalora, ulteriormente, la non-convenzionalità
del fenomeno. Vedi: http://www.x-cosmos.it e http://www.bltresearch.com/index.html
.