Brain fingerprint
Un nuovo strumento per l'ufologia scientifica
di Eugenio Ballini - 28 05 2004
( Sentinel Italia,Gruppo Camelot )
Prima pubblicazione "Inserto Speciale Allegato a
Nr. 8, Anno 2004" Camelot
Chronicles
Un nuovo
strumento per determinare con estrema sicurezza se all’interno
della memoria di una persona vi sia o meno una determinata informazione
è, senza dubbio, lo strumento che può consentire un salto
di qualità ulteriore all’ufologia moderna, portandola sempre
di più nel ventre della ricerca scientifica. 

Questo strumento
sembrerebbe, dagli ultimi studi effettuati, coincidere con il rivoluzionario
Brain Fingerprint® [Nota A] (www.brainfingerprinting.com)
[1], la cui traduzione italiana si può avvicinare a “rilevatore
di impronte cerebrali”. Esso è un sistema di testing, visto
come insieme di sistemi hardware, programmi software, algoritmi e procedure,
progettato appositamente con lo scopo di registrare le diverse manifestazioni
elettro-fisiologiche presenti durante l’attività celebrale,
misurandole in maniera non invasiva mediante il MERA (Multifaceted Electroencephalographic
Response Analysis), [1] e ricavare da queste delle informazioni utili
a determinare la presenza di memorie preesistenti.
Il Brain
Fingerprint è stato usato con successo in svariati casi legali,
i casi Harrington [2] e Grinder [3] sopra tutti, ma anche in ambito
medicale e farmaceutico, ed ultimamente nella lotta contro il terrorismo.
Esso è stato accostato all’ufologia, e più precisamente
alla ricerca nel campo delle abduction e all’analisi dei vissuti
dei soggetti presunti addotti, per la prima volta dal Dr. Sabadin durante
una conferenza tenutasi a Budrio, BO, a gennaio di questo anno [4];
riguardo a tale argomento è stato scritto, successivamente a
questa conferenza, un trafiletto sul N° 49 della rivista Nexus,
nella rubrica “Villaggio Globale”, semplice traduzione di
parte di un articolo pubblicato sul sito web della BBC [5].
Ma prima
ancora di cercare di capire come possa essere utile a ricercatori ed
ufologi, è necessario capire bene di che cosa stiamo parlando.
Il Brain
Fingerprint è stato ideato e sviluppato dal Dr. Lawrence A. Farwell,
Ph.D. in “Neuroscience” presso l’Università
dell’Illinois [6], e dal suo team di tecnici e scienziati (S.S.
Smith, D.C. Richardson, R.S. Hernandez, P. Rapp e W.G. Iacono tra gli
altri) a seguito di venti anni di ricerche, di test e di pubblicazioni
scientifiche. Partendo dalla ricerca sulla risposta celebrale misurabile
incentrata su un area attorno ai 300 ms, conosciuta come P300, ricerca
iniziata negli anni settanta e largamente accettata in diversi ambiti
scientifici, i ricercatori sono arrivati alla scoperta di una risposta
celebrale avente un’area di interesse più ampia, 800-1500
ms, denominata MERMER® [Nota 1] (Memory and Encoding Related Multifaceted
Electroencephalographic Response) [1], che ha aumentato l’accuratezza
dei risultati ottenuti dal test con il EEG/P300 [1]; ci occuperemo di
questi argomenti, dal punto di vista tecnico e scientifico, più
a fondo in un successivo articolo.
È
da notare che con l’inserimento della MERMER all’interno
dei diversi algoritmi di analisi delle onde celebrali, l’esattezza
dei risultati ottenuti con il test Brain Fingerprint è stata
riscontrata in tutti i casi testati, svolti su più di 200 soggetti
di tipo diverso [7]. Un esempio di questi casi si ha nello studio condotto
su di un gruppo di persone tra le quali vi erano agenti dell'FBI, misurando
le risposte celebrali avute su parole e frasi che unicamente questi
agenti potevano riconoscere [8].
Tutti
gli studi eseguiti sono stati pubblicati, per togliere ogni eventuale
dubbio sulla scientificità e serietà dell’argomento, sui più autorevoli
giornali scientifici di questo ambito di tipo "peer-reviewed", ovvero
con referaggio scientifico, come per esempio “Psychophysiology”
(http://www.journals.cambridge.org/journal_Psychophysiology),
“Electroencephalography and Clinical Neurophysiology”
(http://www.elsevier.com/wps/find/journaldescription.cws_home/601528/description),
“Physical Review E” (http://pre.aps.org) e “Journal of Forensic
Sciences” (http://journalsip.astm.org/jofs). Svariati sono stati,
inoltre, i convegni ed i meeting in cui i vari aspetti di questa
tecnologia sono stati presentati e discussi; tra i più importanti ci
sembra corretto citare i diversi meeting annuali della “Society for
Psychophysiological Research” (http://www.wlu.edu/~spr) [9].
Fondamentale,
da questo punto di vista, è il fatto che in tutti questi studi
la tecnologia Brain Fingerprint ha portato, quando le informazioni fornite
con i test sono state sufficienti da poter arrivare ad una risposta
certa, ovvero in più del 90% dei casi, alla corretta determinazione
di ogni singolo caso testato.
Questo insieme
di ricerche vengono ora portate avanti all’interno della Brain
Fingerprint Laboratories Inc., azienda privata fondata nel 2003 dallo
stesso Dr. Farwell a Fairfield, Iowa, ed ora spostatasi al Centro Tecnologico
dell’Università di Washington a Seattle, WA, in modo che
questo tipo di tecnologie possano essere usate su vasta scala ed in
ambiti diversi.
Dal punto
di vista mediatico quest’argomento ha avuto ampia risonanza dopo
che i risultati del test fornito dal Brain Fingerprint e dall’EEG/P300,
svolti sul detenuto Terry Harrington (Vedi Figura 1), sono stati ammessi
come prove evidenti dalla Corte Distrettuale Americana nel marzo del
2002 [10].
Nel 1977
Harrington, allora diciassettenne, fu accusato dell’omicidio dell’ex
capitano di polizia John Schweer, e, malgrado un alibi molto convincente
e numerose testimonianze a suo favore, nel 1978 fu condannato all’
ergastolo dalla Corte Suprema dello Stato dell’Iowa, con una sentenza
basata quasi unicamente sulla testimonianza di Kevin Huges, un ragazzo
di 16 anni.
(Figura 1)
Nell’anno
2000 il Dr. Farwell condusse il test Brain Fingerprint su di lui, ed
i risultati mostrarono che ciò che era immagazzinato nel cervello
di Harrington non corrispondeva alla scena del crimine bensì
al suo alibi [11]. Fondamentale a questo punto fu la sentenza del giudice
distrettuale Timothy O’Grady, marzo 2001, il quale decretò
che il test Brain Fingerprint incontrava gli “Standard Legali
Daubert” per l’ammissibilità in aula come evidenza
scientifica [12]. Dopo la riapertura del caso il 26 febbraio 2003 [13],
dopo più di 25 anni di detenzione, nell’ottobre 2003 è
arrivata la piena assoluzione, ed ora il signor Harrington è
finalmente un uomo libero [14].
Questo test,
che verrà visto più in dettaglio nel corso dell’articolo,
misura, in poche parole, le onde celebrali che vengono prodotte dal
cervello del soggetto, e che vengono rilevate dai sensori interni all’EEG/P300,
in risposta a stimoli informativi presentati allo stesso soggetto tramite
determinate apparecchiature e programmi software. Queste onde vengono
rilevate una frazione di secondo dopo che l’informazione è
presentata, all’interno di un intervallo di tempo ben preciso
attorno ai 300ms, da cui il nome P300, e agli 800-1500 ms, prima che
il soggetto sia in grado di formulare una risposta volutamente errata,
o di controllarla in qualche modo. Tutto ciò, è bene ricordarlo,
in modo indipendente dalla emotività e dalla volontà del
soggetto.
Andando più
nel dettaglio della procedura seguita dal Brain Fingerprint test, si
può notare come la sequenza di informazioni, che possono essere
immagini, suoni, parole o frasi, venga presentata al soggetto, sotto
il controllo di determinati algoritmi software, mantenendo le stesse
a distanza di una frazione di secondo l’una dall’altra.
Nel costruire questa sequenza si tiene presente che le informazioni
possono essere divise in tre gruppi distinti [15], ognuno con una sua
caratteristica ed una sua funzionalità:
- le informazioni
definite "Targets” (Bersagli), circa il 15 %,
- le informazioni
definite "Irrelevants" (Irrilevanti) circa il 70 %,
- le informazioni
definite "Probes" (Sonde) circa il 15 %. 
Al soggetto
vengono forniti questi stimoli informativi e viene istruito a premere
un particolare bottone in risposta ad informazioni che lui considera
target, o conosciute, ed un altro bottone in risposta a tutti gli altri
stimoli non conosciuti.
I "Targets”
consistono quindi in informazioni generali conosciute dal sospetto,
che costituiranno una base di riferimento della risposta celebrale che
si otterrà per le informazioni che si conosce essere significanti
per l’indiziato nel contesto del crimine (linea continua nei due
grafici mostrati qui di seguito). Questi stimoli, essendo conosciuti,
provocheranno un evento di tipo MERMER ben specifico.
La maggior
parte degli stimoli che non appartengono alla categoria “Target”
non sono conosciuti e non sono relazionati alla situazione investigata,
ma saranno stimoli relativi ad altre situazioni di vita. Essi apparterranno
alla categoria “Irrilevant”. È da notare che questi
stimoli non provocano un evento di tipo MERMER e per questo motivo formano
un punto di riferimento della risposta celebrale per le informazioni
che si conosce essere non significative per il sospetto nel contesto
del crimine (linea tratteggiata nei due grafici mostrati qui di seguito).
Esistono
però anche stimoli tra quelli inseriti come “non target”,
che sono rilevanti per la situazione sotto investigazione. Questi stimoli,
che possono provocare o meno un evento di tipo MERMER, cadono nella
categoria “Probes” e sono fondamentali per la riuscita del
test (linea in grassetto nei due grafici mostrati qui di seguito).
A questo
punto è facile vedere come per un soggetto che avrà a
priori la conoscenza della situazione investigata, scena del crimine
o quant’altro, le informazioni di tipo “Probes” coincideranno
con quelle della conoscenza già acquisita, e quindi provocheranno
un evento di tipo MERMER (come evidenziato nel grafico in figura 2);
questo tipo di risposta di onde celebrali indicherà quindi una
presenza della informazione relativa alla circostanza indagata, immagazzinata
da qualche parte all’interno della sua memoria.
(Figura 2)
Un soggetto
che invece manca di questa conoscenza, non provocherà un evento
di tipo MERMER e quindi le informazioni di tipo “Probes”
saranno non distinguibili da quelle di tipo ”Irrilevant”
(come evidenziato nel grafico in figura 3); questa indistinguibilità
indicherà appunto assenza d’informazione rilevante. 
Questa ricerca
è stata portata avanti soprattutto in ambito legale, e ciò
è dovuto alla possibilità che questa tecnica faccia rilevare
con certezza la diversità tra il vissuto di chi commette il crimine
e quello di una persona innocente: la prima infatti ha immagazzinato
in qualche angolo della sua memoria i dettagli del crimine commesso,
mentre la seconda no. Questa presenza o assenza di informazioni specifiche
è ciò che viene rilevato scientificamente dal test in
questione o più nello specifico è ciò che viene
misurato dal Brain Fingerprint grazie alla fascia chiamata EEG/P300,
equipaggiata con sensori EEG, la quale rileva la presenza o assenza
delle risposte celebrali P300 e MERMER.
A sostegno
del fatto che l’ambito legale è, in questo momento, il
ramo più importante verso cui concentrare le ricerche del Brain
Fingerprint, bisogna far notare che nei soli Stati Uniti d’America
sono circa 5000, diverse delle quali potenzialmente innocenti, le persone
in carcere con una condanna a morte che grava sulla loro testa. Centinaia
di migliaia di persone stanno poi scontando una pena che va dall’ergastolo
a più di 10 anni di reclusione, e in ogni caso in generale più
di 10 milioni di persone vengono incriminate ogni anno [16]. Riuscire
ad aumentare la correttezza di giudizio in cause simili a quella di
Harrington, dove magari non si possono avere come reperti le impronte
digitali o il DNA (solo nell’1 % dei casi vi e’ questa disponibilità),
potrebbe essere significante per avere una giustizia più equilibrata
in futuro.
Questo test
specifico però può essere estremamente utile anche in
ambiti diversi da quello legale, ambiti a volte molto differenti tra
loro:
(Figura 3)
- nelle investigazioni
di attività terroristiche, in mancanza d’impronte o di
DNA, si può sfruttare il fatto che chi pianifica e/o esegue il
crimine, o anche chi aiuta in qualche modo questi criminali, ha sicuramente
queste informazioni immagazzinate nella memoria; i terroristi potrebbero
essere in questo modo identificati ancor prima di commettere attentati,
con un aumento della sicurezza per tutti e soprattutto per le persone
innocenti scambiate per terroristi [17],
- Nella ricerca
medica e geriatrica, come nel campo dell’Alzheimer, grazie al
questo tipo di test, si possono ottenere delle diagnosi semplici, economiche
e non invasive dello stato d’avanzamento della malattia, ed una
misura dell’efficacia dei diversi trattamenti e dei progressi
durante il tempo più precisa [18],
- Nel campo
assicurativo si potrebbero ridurre il numero delle frodi, determinando
se un individuo abbia o meno la conoscenza di tali atti fraudolenti,
- In aiuto
alla polizia informatica gli stessi tipi di test potrebbero aiutare
a determinare se un individuo abbia commesso o meno un crimine informatico,
dato che in molti casi non vi è una evidenza fisica dell’accaduto
e nemmeno una possibilità di avere dei testimoni [19].
Oltre ad
uno sviluppo in questi ambiti, di per sè molto importanti e molto
seri, vi potrebbe essere un miglioramento della ricerca in un ambito,
a mio parere, altrettanto serio, quello delle abduction (ipotetici rapimenti
da parti di alieni, entità e/o militari). Spesso e volentieri
si tende a dimenticare il fatto che le persone che pensano o sono convinte
di essere soggette al fenomeno delle abduction, in molti casi vivono
in maniera negativa questo loro stato.
È
indubbiamete molto importante arrivare a poter determinare con assoluta
certezza se una persona, che pensa o ha la sensazione di essere stata
addotta, abbia “memoria reale” di questo vissuto o meno,
e quindi che tale accadimento, che lei ritiene reale, sia o meno un
frutto della sua mente. È forse una utopia pensarlo? Ai posteri
l’ardua sentenza.
Note
[Nota A] - Entrambi i termini Brain Fingerprint
e MERMER sono sotto ® Trademark Registered; ho deciso di affiancare
il simbolo ® a questi due termini solo la prima volta che vengono
citati, per non appesantire la lettura, prendendo spunto dai diversi
articoli interni alla pagina web della Brain Fingerprint Laboratories
Inc .
Riferimenti Bibliografici
[1] - È necessario ricordare che le tecnologie
descritte in questo articolo sono coperte da Patenti; più in
dettaglio: United States Patent N° 5,363,858: ”Method and
Apparatus for Multifaceted Electroencephalographic Response Analysis
(MERA)”, 15 novembre 1994 - U.S. Patent N° 5,406,956: ”Method
and Apparatus for Truth Detection”, 18 aprile 1995 - U.S. Patent
N° 5,467,777: ”Method for Electroencephalographic Information
Detection”, 21 novembre 1995; http://www.uspto.gov/patft/index.html
.
[2] - “Iowa Supreme Court Reverses Harrington
Murder Conviction after 24 Years; Brain Fingerprinting Test Supports
Innocence”, di R. Eaton, PR Newswire, 26 febbraio 2003, http://www.prnewswire.com/
e http://www.findarticles.com/cf_0/m4PRN/2003_Feb_26/98113046/p1/article.jhtml
[3]
- “Farwell's Brain Fingerprinting traps serial killer in Missouri”, di
B. Dalbey, The Fairfield Ledger 17 agosto 1999,
http://www.zwire.com/site/news.cfm?newsid=120412&BRD=1139&
PAG=461&dept_id=142642&rfi=8
[4] - “Oltre le “Interferenze”
Aliene…. Il Mistero dei Rapimenti Alieni”, 15 gennaio 2004,
Sala Auditorium Budrio (BO), http://www.hwh22.it/xit/S06_bacheca/2004/rep150104.html
e http://guide.supereva.it/ufologia/interventi/2004/01/147416.shtml
[5] - BBC News, UK Edition, 17 febbraio 2004,
“Brain fingerprints under scrutiny” di B. McCall, http://news.bbc.co.uk/1/hi/sci/tech/3495433.stm
e Nexus N° 49, Aprile-Maggio 2004, http://www.nexusitalia.com/anteprima49.html
[6] - “The Brain-wave Information Detection
(BID) System: A New Paradigm for Psychophysiological Detection of Information”,
Farwell, L.A., Doctoral Dissertation, University of Illinois at Urbana-Champaign,
1992 - http://www.life.uiuc.edu/neuroscience/home.html
[7] - http://www.brainwavescience.com/ExecutiveSummary.php
[8] - “Detection of FBI Agents with the
Farwell MERA System: A New Paradigm for Psychophysiological Detection
of Concealed Information”, L.A. Farwell e D.A. Richardson, 1993.
Technical Report, Human Brain Research Laboratory, Inc. e “Brain
MERMERs: Detection of FBI Agents and Crime-Relevant Information with
the Farwell MERA System”, L.A. Farwell, 1993. Proceedings of the
International Security Systems Symposium, Washington, D.C.
[9] - L’intero elenco delle pubblicazioni
e delle presentazioni tenute dal Dr. Farwell e dai suoi collaboratori,
riguardante questa serie di studi, si può trovare al sito: http://www.brainwavescience.com/Publications.php
e http://www.brainwavescience.com/presentation.php
[10] - http://www.brainwavescience.com/CNN.php,
http://www.brainwavescience.com/discovery.php e http://www.brainwavescience.com/CBS
60 Minutes.php
[11] - http://www.brainfingerprinting.com/HarringtonTestimonyAnalysis.php
[12] - “Could brain fingerprinting help
free the innocent?” di C.Witchalls, 25 marzo 2004, The Hindu,
Online edition of India's National Newspaper, Guardian Newspapers Limited,
2004 LONDON, MARCH 25 2004. http://www.hindu.com/2004/03/26/stories/2004032604371600.htm
[13] - Supreme Court of Iowa, N° 01-0653:
“Appeal From Iowa District Court for Pottawattamie County”,
District Court Case N° PCCV 073247, Decision of the Hon. Timothy
O’Grady, District Judge, http://www.judicial.state.ia.us/supreme/opinions/
20030226/01-0653.asp?printable=True
[14] - http://www.state.ia.us/government/ag/latest_news/releases/
feb_2003/Harrington_SupCt.html
[15] - http://www.brainwavescience.com/TechnologyOverview.php
[16] - http://www.brainwavescience.com/FreqAskedQuestions.php
[17] - http:// www.brainfingerprinting.com/counterterrorism.php
[18] - http://www.brainwavescience.com/medical.php
[19] - http://www.brainfingerprinting.com/ExecutiveSummary.php