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Intervista a M.Teodorani 22 05 2004
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IL LIBRO DI MASSIMO TEODORANI " FENOMENI
LUMINOSI"
Investigazione scientifica di
fenomeni luminosi anomali in atmosfera .
Da
oltre vent'anni misteriose luci pulsanti, talvolta zigzaganti, vengono
avvistate nella vallata norvegese di Hessdalen e solo da alcuni anni,
grazie agli studi preparatori prima e poi alle ricerche sul campo
del dottor Massimo Teodorani, astrofisico del CNR, il "caso Hessdalen"
ha avuto l"onore della ribalta sulle pubblicazioni scientifiche.
Una serie di indagini condotte in loco da Teodorani nell'arco di 3
missioni sul campo, nelle estati del 2000, 2001 e 2002, permettono
ora di azzardare le prime ipotesi scientifiche.
Intervista al Dott. Massimo Teodorani "Fenomeni luminosi"
Di Luigi Della Chiesa ( Sentinel Italia ) 22 05 2004
L.D.C.
- Da quanti anni studi i fenomeni luminosi anomali ed in particolar
modo gli eventi nella località norvegese di Hessdalen? E cosa
ti ha spinto ad indirizzarti verso questi studi?
M.T. - Attivamente me ne occupo dal 1993.
Per la verità da ben prima mi sono fatto un bel pò di
letture ufologiche, giungendo poi alla conclusione che, eccetto alcune
rarità, erano francamente molto noiose, poco convincenti e
spesso puerili. Allora mi sono chiesto se un astrofisico potesse dare
un contributo concreto mettendo a frutto le sue esperienze tecnico-scientifiche
in questo campo specifico. Ciò che mi ha spinto a pormi questa
domanda non era una presunta "fascinazione"
al problema, ma una semplice questione di metodo: in che modo le scienze
fisiche possono affrontare in maniera rigorosa un problema così
delicato? Mi sono subito reso conto che, in linea di principio, le
tecniche per rilevare segnali di luce (o in altri domini di frequenza)
emessi dal fenomeno sono le stesse che utilizziamo negli studi osservativi
di astronomia. Cambia solo il fatto che ci troviamo a monitorare oggetti
dal movimento erratico, dall'apparizione transiente, e con distanze
di solito molto piccole il che porta spesso a luminosità elevate.
La prima caratteristica è quella che ci crea i problemi maggiori:
in tal caso è indispensabile accoppiare i sensori di misurazione
ad un sistema di inseguimento come un radar, ad esempio. Ciò
purtroppo impone costi elevati, perchè in sostanza ci richiederebbe
di adottare un sistema optronico di derivazione militare. La seconda
caratteristica può essere affrontata identificando aree del
mondo dove il fenomeno è ricorrente. La terza caratteristica
viene incontro alle nostre esigenze perchè una buona fisica
può essere fatta solo con rapporti segnale/rumore alti per
cui nel campo dei fenomeni di luce, se abbiamo la fortuna di acquisire
il dato esso è di molto più attendibile ad esempio di
uno spettro di una galassia lontana dalla luce debolissima. Per concludere:
non ho avuto una "spinta interna" ad affrontare il fenomeno,
ma solo una curiosità tecnica che poi si è sviluppata
ed evoluta. Le esplorazioni sul campo ci hanno mostrato quanto sia
enormemente difficile fare questo tipo di misure, in parte perchè
ancora non disponiamo di strumentazione sufficientemente sofisticata
e in parte per le immumerevoli azioni di disturbo che abbiamo avuto
da varie persone. Purtuttavia, l'avere ben chiaro in testa cosa si
intende misurare, l'attenzione ai dati che servono e l'asetticità
nella scelta degli stessi ha portato ad ottenere qualche reale risultato,
ma solo dopo molto tempo passato a rianalizzare con pazienza i dati
e a confrontarsi dialetticamente con fisici interessati a confrontare
i loro modelli teorici con i nostri dati.
L.D.C. - In questi ultimi anni la fenomenologia
di Hessdalen sta suscitando molto clamore in vari ambienti, non pensi
che tutto questo fermento sia un po' troppo esagerato?
M.T. - Avendo avuto modo di studiare
fenomeni di luce anche in altre parti del mondo, posso affermare che
dopo molti anni di studi sulla specificità di Hessdalen questa
area è al momento una delle meno interessanti. Attorno ad Hessdalen,
prima che iniziasse un primo tentativo di investigazione scientifica
da parte di Erling Strand e il suo gruppo, è stato detto tutto
e il contrario di tutto. Una parte dei report che provenivano dalla
Norvegia davano interpretazioni decisamente "naive": le
rappresentazioni delle testimonianze erano talvolta fatte con disegni
che ricordavano i fumetti di fantascienza più scontati. Uno
di questi disegni, tra l'altro, è identico alla rappresentazione
della prua di un'astronave dell'impero di Ming...
Ma a me interessava la ricorrenza di un qualche fenomeno, qualunque
cosa esso fosse, e vedere come la scienza si rapportava con esso.
Per quello che riguarda il clamore e il fermento, mi sembra una vera
e propria "febbre" ingiustificata.... Una febbre non mia.
Certamente l'accanimento a passare tutte le estati solo in quell'area
è del tutto insensato oltre che dispendioso e per certi versi
perfino irrazionale. Ci sono adesso almeno altre tre località
di ricorrenza nel mondo ben più interessanti e importanti,
ed è su queste che mi sto concentrando adesso, e poi anche
tre zone Italiane una delle quali presenta caratteristiche oggi ben
più importanti di quelle di Hessdalen al giorno d'oggi. Penso
che il clamore suscitato da Hessdalen sia nato dal fatto che è
stata una delle prime aree dove sono stati fatti tentativi di misurazione
scientifica (da parte del Project Hessdalen). Proprio per questo,
e anche per la relativa "vicinanza" all'Italia, prima delle
missioni esplorative negli anni successivi, accettai l'invito a partecipare
ad un congresso proprio là nel 1994. In realtà negli
anni '70 molto più lavoro, anche se poco pubblicizzato, era
stato fatto negli Stati Uniti: in particolare da parte del fisico
Harley Rutledge e dal suo staff di studenti e dottorandi nella zona
di Piedmont , e anche da un gruppo come il Project Starlight International
(composto allora da un ingegnere e da un astronomo), dove i ricercatori,
che spostavano periodicamente la strumentazione in zone calde, erano
più del ramo fisico che ingegneristico. Entrambe figure fondamentali
nella ricerca, ma il ramo fisico in questo tipo di attività
deve avere il sopravvento per un diritto naturale: gli ingegneri o
figure simili a questi sono di importanza basilare a risolvere problemi
pratici, lo scopo dei fisici è quello soprattutto di capire
il problema in tutti i suoi dettagli al fine di permettere una identificazione
ed una misura degli osservabili. Non sempre a Hessdalen i ricercatori
che hanno preso parte alle missioni hanno saputo accettare il loro
ruolo e quello degli altri.
L.D.C. - Una delle domande più frequenti
nel nostro "mondo ufologico" dalle persone interessate al
tema è la seguente: Quando queste luci sono comparse per la
prima volta, oppure le luci si sono sempre manifestate anche in epoche
remote, testimoniate dalle cronache locali?
M.T. - A Hessdalen mi risulta una testimonianza
del secolo scorso. Per il resto tutto sembra essere esploso nel 1981,
ma questo è solo un effetto di selezione causato dal basso
numero di abitanti in quell'area, dalla loro scarsissima propensione
a riportare testimonianze, e dalla inefficacia e lentezza della trasmissione
dell'informazione nei tempi più remoti. Ho ragione di ritenere
che il fenomeno più rilevante e misurabile di Hessdalen, un
fenomeno del tutto geofisico, sia esistito da sempre. E ho la quasi
certezza che con lo scorrere del tempo l'interpretazione popolare
su di esso sia cambiata, passando dalle classiche e scontate astronavi
extraterrestri a "luci dall'interpretazione esoterica".
Limitatamente al breve periodo trascorso in quella strana valle, io
lì ho finito per trovare un fenomeno geofisico simile ai fulmini
globulari e, molto occasionalmente, qualcos'altro che a questo fenomeno
si sovrapponeva e che certamente non aveva l'aspetto di un fenomeno
naturale. Purtroppo non potendo effettuare tracking di queste specifiche
peculiarità quasi sempre in movimento nel cielo, di esse non
è stato possibile prendere veri dati scientifici come ad esempio
spettri. Io credo che la gente del luogo potesse essere suggestionata
da qualunque cosa brillasse in cielo e anche più in basso.
In realtà ho assodato che lo 80% e probabilmente di più,
è "rumore naturale" se confrontato con le aspettative
della gente. Lo studio delle peculiarità interessanti richiede
costi altissimi sia in termini di tempi necessari che di mezzi, in
un'area dove queste peculiarità sono rarissime. Da qui la necessità
di rivolgersi altrove, come ho già fatto.
L.D.C. - Nella tua permanenza ad Hessdalen insieme
agli altri ricercatori, avete parlato con gli abitanti locali di questo
fenomeno?, Se si quali sono le loro considerazioni?
M.T. - Nell'anno 2000 vennero a trovarci
tutte assieme tre persone (una recentemente deceduta) nel luogo dove
eravamo alloggiati, e ho qualche ragione di ritenere che queste tre
persone siano i testimoni più importanti dei fatti di Hessdalen.
Ci parlarono a lungo delle loro esperienze e ci fecero moltissimi
racconti, alcuni anche con disegni e schemi. Queste persone mi sembravano
in assoluta buona fede, certamente non smaniose di apparire in pubblico,
ma molto fiduciose nel ruolo della scienza. Senza dubbio i loro racconti
erano in tutto e per tutto ufologici, con tanto di alieni e quant'altro.
A parte i racconti in sè, ciò che mi colpì in
loro fu la sincerità e il fatto che non cadessero mai in contraddizione.
Purtroppo la loro testimonianza è stata scientificamente inutile,
ma è comunque servita per tastare il feeling del luogo. Nel
2002, in nostra presenza, furono radunate nella chiesa del villaggio
molte più persone: nessuna di loro o quasi confermò
il quadro presentato dai primi tre. L'impressione che ebbi quella
volta fu quella di una certa "omertà" o riluttanza
a parlare di questo argomento, anche se posso ovviamente sbagliarmi.
I testimoni di Hessdalen, a parte la buona fede e disponibilità
di alcuni, sono in genere di scarsa utilità per la ricerca
come la intendo io. In un caso invece una testimonianza di un luogo
ben preciso e circoscritto ci ha permesso di fare importanti carotaggi
del terreno. Una scrittrice del luogo ha indipendentemente raccolto
molte testimonianze, ma non so da dove le abbia tratte. Accettai da
lei un'intervista su quello che stavo facendo in zona nel 2001 e che
avrebbe poi inserito nel suo libro, poi non ho saputo più nulla
di questo libro. C'è da dire che i norvegesi (a differenza
di svedesi e finlandesi), per quanto cortesi e formali in genere,
sono per loro natura poco comunicativi. Ciò è stato
un freno alle nostre investigazioni, anche laddove si collaborasse
su argomenti più tecnici. Con gli anglosassoni, testimoni e
documentatori di eventi attuali in USA, Canada e Australia, il rapporto
comunicativo e collaborativo (eccetto un caso peculiare) è
invece eccellente, rapido ed efficiente: ciò ha permesso in
breve tempo e in sinergia di ottenere già dati scientifici
preliminari su alcune zone di ricorrenza del fenomeno di interesse
attuale.
L.D.C. - Nel tuo libro "FENOMENI LUMINOSI"
prima della prefazione citi Max Planck " La scienza non fa veri
progressi,se non quando una verità nuova trova un ambiente
pronto ad accoglierla, convertendo così i suoi stessi oppositori"
e dopo la tua introduzione citi Erwin Shrodinger "Il grande spettacolo
della Natura assume un significato solo in relazione allo Spirito
che lo contempla" ritieni che attualmente siamo ancora lontani
da un ambiente pronto ad accogliere una nuova verità o più
verità?
M.T. - La prima frase è stata
scelta dalla Dr.ssa Stefania Genovese, che molto gentilmente ha scritto
la prefazione. La seconda frase è invece di mia scelta. L'espressione
"nuova verità" è molto rischiosa per noi scienziati.
Nel caso di Hessdalen io non ho trovato nuove verità, ma fenomeni
strani che con ogni probabilità sono parenti dei fulmini globulari,
e fenomeni ancora più strani dall'apparizione fugace sui quali
ancora non sappiamo nulla. Poi l'amalgama di ricercatori in quell'area
non era proprio l'optimum per poter lavorare bene assieme, se non
per alcuni importanti aspetti tecnici e pratici.
Tra italiani e norvegesi, ma soprattutto tra italiani e italiani,
io non ho mai trovato la sinergia sufficiente che si prefiggesse veramente
di fare uno squarcio nel buio in senso scientifico, ma più
spesso interazioni negative di personalità e gruppi tra loro
incompatibili oppure incomunicabilità. E poi: troppo tempo
dedicato alle interviste, troppi giornalisti mentre lavoravamo sul
campo, troppi ufologi, troppi rituali, troppi "Camel Trophy",
troppe chiacchiere: tutte cose che disturbano il sereno e pragmatico
procedere dell'investigazione scientifica. Ad una "nuova verità"
scientifica si arriva tutti assieme: a Hessdalen non c'è mai
stato, almeno a mio modo di vedere, il vero feeling per lavorare bene
assieme. E non c'era sufficiente auscultazione della Natura e delle
sue bellezze per poterci accorgere di tutto quanto riguarda l'anomalia
di quel luogo. Non ci sono stati sufficienti "brainstorm"
collettivi che scaldassero i muscoli al cervello. Qualcuno, peraltro
con eccellenti competenze tecnico-scientifiche, ha invece sollevato
tematiche spirituali e poi si è comportato in maniera opposta
alle sue premesse: questi tipi di "brainstorm" nelle ore
libere mi hanno solo disturbato. Il brainstorm deve essere solo mentale
e asettico, una specie di ping-pong di fronte ad una lavagna, come
facevano con Enrico Fermi i "ragazzi di Via Panisperna"
prima di scoperte che 60 anni fa hanno cambiato la faccia del mondo.
Non è parlando di spiritualità che si crea l'amalgama,
ma è comportandosi in amicizia oppure in sincerità disinteressata
che l'amalgama si forma in maniera naturale e fiduciosa. Su un'altro
versante, alcuni continuano a ritenere che basta usare gli strumenti
per fare una buona scienza. E' totalmente errato: a volte bastano
pochi dati ben presi, un forte spirito osservativo, una ferrea organizzazione,
e una profonda immersione nel problema in senso fisico, in caso contrario
non si fa scienza, ma solo "culto dei cargo" e i dati finiscono
per essere intellettualmente sterili. Quanto all'ambiente scientifico
ufficiale io non ho mai avuto impedimenti, per lo meno nulla di palese.
Quand'anche dovesse emergere in futuro una "nuova verità"
l'unico vero impedimento non è la scienza ufficiale ma la natura
estremamente immatura ed egoista (e talora perfida) dell'uomo, che
io ho avuto modo di esperimentare a più riprese anche a Hessdalen.
Per questa ragione, e solo per questa, l'umanità non è
pronta ad aprire nuove porte della conoscenza. Ma gli arnesi intellettuali
e tecnologici per farlo ci sono da tempo, manca solo una giusta predisposizione
d'animo, una giusta sinergia ed empatia tra i membri di un gruppo,
e la capacità di agganciare le capacità logico-matematiche
a problemi apparentemente assurdi. Mancano il coraggio e la coesione.
Questa ricerca non è altro che un'arrampicata su una montagna,
e alla meta ci si arriva tutti assieme una volta affrontati tutti
i rischi sul cammino. In caso contrario si resta al campo base. A
Hessdalen pur lavorando quasi tutti intensamente abbiamo fatto solo
un passettino in sù, niente di più per il momento.
L.D.C. - E in riferimento all'aforisma di Shrodinger,
pensi che l'Uomo sia ancora troppo povero di spirito per poter contemplare
la Natura, per poter carpirne la vera essenza? oppure anche se lentamente
siamo sulla strada giusta?
M.T. - Temo che purtroppo l'umanità, letteralmente adorando
la tecnologia come mezzo fine a sè stesso, abbia seguito il
cammino dell'entropia spirituale e del vuoto intellettuale. Purtroppo
l'unica risposta a questo è venuta dai vari aspetti della New
Age più o meno irrazionale o folle. E allora ci troviamo di
fronte ad uno squilibrio profondissimo. Molto è anche causato
dall'autocelebrazione dell'ego (e anche io, anche se per reazione,
sono cascato nella trappola a volte) e dalla svalorizzazione dell'Amicizia
o, comunque, del sentirsi tutti assieme parte di un Tutto. Ci si ritrova
allora con un cervello come lobotomizzato: da una parte un materialismo
di matrice sia marxista che capitalista esasperato da un (solo presunto)
razionalismo bigotto e beghino, da una parte un reale (e non presunto)
irrazionalismo dagli aspetti davvero inquietanti, e dall'altra parte
un dogmatismo religioso e ideologico dagli aspetti devastanti e secolarizzanti.
Manca solo il coraggio di essere liberi. Pochissimi sanno che si può
essere liberi e razionali al contempo. E' così che si arrivò
a spaccare l'atomo.
L.D.C. - Ho l'impressione che dopo tanti e forse
troppi anni di lontananza, la Scienza si sia avvicinata all' Ufologia,
dal tuo punto di vista pensi che sia stata la Scienza ad avvicinarsi
all'Ufologia?,Oppure al contrario credi che sia stata l'ufologia ad
avvicinarsi alla Scienza?
M.T. - Una domanda decisamente stimolante
questa. Mi sono fatto una certa idea, non so quanto condivisibile.
Da un lato, quando l'informazione pubblica, soprattutto in Europa,
ha cominciato a presentare eventi meno puerili dei soliti scontati
dischi volanti, forse gli scienziati si sono avvicinati di più.
Ma questi scienziati interessati e attivi in questo tipo di investigazione
si contano ancora sulle dita di una mano, spesso si tratta anche di
nomi importantissimi della fisica contemporanea, quasi tutti di impostazione
scettica ma in modo sano, distaccato e costruttivo. In tutti gli altri
prevale ancora il pregiudizio, anche perchè lo scienziato medio
al giorno d'oggi è, seppur molto più dotato di un tempo
in tecniche, talenti e settori molto specifici, di un'ignoranza abissale.
Gli ignoranti di solito seguono l'onda del pettegolezzo per farsi
un giudizio.... Un pò sono un tantino timorosi del giudizio
dei colleghi. In sostanza il trend attuale è di una scienza
tecnologicamente e
soprattutto informaticamente molto sofisticata ma decisamente troppo
settorializzata, molto analitica (e ciò va benissimo) ma poco
creativa e motivata a produrre qualcosa di realmente nuovo. Oggi manca
del tutto una lucida visione d'insieme dei problemi che dobbiamo affrontare,
per cui l'investigazione scientifica, proprio perchè troppo
settorializzata, è uno sparo nel buio e certamente non viene
incontro ai reali bisogni della gente. Inoltre l'establishment scientifico
è oggi totalmente asservito al potere politico ed economico:
la figura di scienziato con indipendenza di giudizio proposta millenni
fa da Platone è quasi totalmente assente. Si insegue ciò
che paga di più per la carriera, e allora si sceglie di lavorare
in campi rassicuranti che garantiscono risultati pubblicabili subito
nei settori della cordata che tirano di più. La figura dello
"scienziato che insegue la verità", ovvero l'esploratore
razionale del mistero, oggi è pochissimo diffusa, soprattutto
in Italia. Purtuttavia, rispetto a 30 anni fa, ritengo che un pò
in tutto il mondo ci sia stato un certo vigile avvicinamento alle
tematiche con "connessioni ufologiche" da parte della scienza
ufficiale. Ad esempio la tematica SETV (Search for Extraterrestrial
Visitation), certi aspetti della teoria delle super-stringhe, oppure
gli studi quantistici sulla coscienza, seppur oggetto di controversie
interne a volte violente, oggi godono di molto maggior credito che
in passato, ma questo riguarda i popoli anglosassoni. Purtroppo in
Italia siamo ancora all'età della pietra in tal senso.... Per
quanto riguarda il discorso inverso, ovvero l'ufologia che si sarebbe
più avvicinata alla scienza, al momento ho visto ben pochi
progressi. Qualcuno (soprattutto in Italia e ancor prima in Francia),
pur essendo partito da premesse corrette e ben impostate (ovvero la
necessità di mettere la parola fine alle tante millanterie
passate sotto i ponti in almeno 50 anni), si è poi più
lasciato trascinare dal bisogno di essere approvato dall'establishment
che non dalla necessità di fare vera luce scientifica sul problema
in maniera veramente disincantata e obiettiva. E allora noi scienziati
interessati al problema ci siamo trovato di fronte a individui (ma
soprattutto a gruppi che somigliano molto a sette) che, pur avendo
ottime potenzialità iniziali, hanno poi finito per fare più
danni di uno sciame di cavallette. Questo è una specie di virus
che dovrebbe essere estirpato. Da un lato vedo, anche in Italia, ufologi
individuali (rarissimi per la verità) con una certa preparazione
scientifica e con una linea di azione abbastanza disinteressata e
fuori da ogni compromesso e/o appartenenza associativa. Spero che
da loro si sviluppi qualcosa, e la mia disponibilità a collaborare
c'è a patto di non venire trascinato in sterili diatribe tra
"scettici" e "credenti". Lo studio del fenomeno
non giace in mezzo a questi due atteggiamenti fideistici, ma sta da
un'altra parte.
L.D.C. - Non voglio polemizzare con la seguente
domanda, ma credo sia doveroso affrontare questo discorso in quanto
si lega con il tuo "mestiere" di ricercatore e cioè,
in Italia abbiamo Donne e Uomini che hanno volontà di ferro
nello svolgere il loro lavoro di ricercatrici/tori, e certamente non
hanno nulla da invidiare come capacità ai loro colleghi stranieri,
tu cosa ne pensi di questa sottovalutazione della nostra nazione politica
nei confronti della ricerca, la quale dopo tutto nel suo lato pratico
porterebbe sicuramente degli imput stimolanti sia per l'economia,
e sia per il benessere in generale degli Italiani.
M.T. - E' verissimo. L'Italia è piena, ancor più di
altri paesi che destinano più fondi alla ricerca, di reali
talenti scientifici. Purtroppo essi si trovano ad operare in un sistema
di reclutamento assolutamente balordo, e a dover sopportare un nepotismo
devastante e geneticamente radicato. Questo sistema, fatto di incredibili
e iterate ingiustizie, malversazioni, corruzione, truffa, sprechi,
disorganizzazione cronica, ritardi elefantiaci, poca voglia di lavorare
duro, inganno e perfino furto, è purtroppo quello che decide
sulla carriera di un giovane scienziato. Inoltre, laddove esistano
i riscontri positivi (non mancano anche nel nostro sistema, ma operano
solo in specie di "isole di eccellenza") nelle "nostre"
istituzioni scientifiche, una burocrazia rigida e becera blocca qualunque
azione, demotivando chiunque a procedere per strade innovative se
non con iniziative personali e autarchiche. Il sistema Italia sembra
un controsenso. Abbiamo avuto il Rinascimento con tanta innovazione
da cambiare il mondo. Per lungo tempo (in parte continua tuttora),
nel dopoguerra abbiamo avuto un establishment scientifico quasi stalinista
(anche con alleanze nel cattolicesimo) che premiava gli obbedienti
e penalizzava gli originali (tacciati di individualismo): un "sistema
ammazzageni", simile ad un formicaio, che sulla base di un sedicente
"socialismo scientifico" ha scelto di premiare gli allineati
e gli eunuchi, offendendo tutti gli altri. Questo sistema, pur nella
sua intrinseca perfidia e vuotezza intellettuale, ha prodotto paradossalmente
una "discreta scienza" ma solo a livello tecnico e senza
una reale innovazione che non sia invece una specie di "terapia
di mantenimento" di ciò che già conosciamo, mentre
i processi ideativi e creativi che sono i veri scopi su cui la scienza
si fonda per andare veramente avanti sono stati trasformati in una
specie di deserto di Gobi. Oggi invece sta nascendo una specie di
"azienda" che ha tradito tutte le aspettative di cambiamento:
la ricerca pura è stata fortemente penalizzata, il nepotismo
è rimasto invariato, mentre l'efficienza e la meritocrazia
sono crollate a picco. Non mi meraviglio allora delle costanti defezioni
e fughe all'estero dei tantissimi talenti giovani e meno giovani:
è una vera emorragia ma pochi hanno il coraggio di rilevare
la portata del fenomeno. La cosa buffa è che io non disfo la
valigia da circa 20 anni.
L.D.C. - La citazione in una delle più
importanti pubblicazioni scientifiche il J.S.E. ( Journal Scientific
Exploration ) gratifica molto il tuo lavoro svolto fino ad oggi,e
penso che ti dia nuovi stimoli per il futuro, perciò quali
sono gli impegni e i progetti di Massimo Teodorani per i prossimi
anni?
M.T. - Il mio lavoro sulla JSE è
servito a fare il punto definitivo sulla situazione in merito alla
ricerca di Hessdalen e a capire dove e come adesso ci si debba orientare.
Al momento l'iniziativa a cui tengo di più è SPECNET,
tramite la quale si addestra personale remoto ad acquisire spettri
di fenomeni di luce in aree del mondo dove il fenomeno è ricorrente. Sono
stati ottenuti già adesso risultati interessanti. Tali risultati
hanno un valore del tutto preliminare, ma diagnosticamente basilare
per capire in quale zona ci si debba orientare adesso per effettuare
missioni esplorative. Iniziative per la richiesta di fondi sono già
partite e a breve dovrei conoscerne il responso. In caso positivo
potremmo dotarci di attrezzatura portatile ad alta sofisticazione.
Tale iniziativa intende basarsi solo ed esclusivamente su fondi elargiti
da privati e/o da banche, e sarà totalmente sganciata da qualunque
organizzazione di tipo statale. Questa è una ricerca che richiede
un'organizzazione e una tempistica ferree, pena il fallimento e lo
spreco dei fondi. In merito allo studio sui fenomeni luminosi ci stiamo
ora orientando su due direttrici parallele ma interagenti: 1) l'acquisizione
di immagini digitali ad altissima risoluzione spaziale e temporale
con anche la possibilità di effettuare spettri a media dispersione,
2) il monitoraggio simultaneo della attività bioelettrica del
cervello in presenza dei fenomeni di luce, su iniziativa della mia
collega in questa ricerca, il fisico Gloria Nobili. Col tempo intendiamo
acquisire anche strumentazione addizionale che monitori il campo magnetico,
elettrico e nelle microonde in maniera molto più sofisticata
di quello che riusciamo a fare con la strumentazione di adesso, e
anche (costosissimi) sensori nell'infrarosso che consentano la registrazione
delle immagini. Inoltre si sta pensando di mettere a punto una tecnica
semplice ed economica che permetta il tracking dei fenomeni di luce
caratterizzati da moto lineare. In futuro si intende sviluppare anche
una tecnica mirata che consenta di ottenere spettri ad alta risoluzione
dei fenomeni di luce: come ho personalmente rilevato lo scorso anno
da test effettuati nel deserto dell'Arizona, per acquisire questo
tipo di spettri di fenomeni di luce occorre risolvere diversi problemi
tecnici che si presentano inevitabilmente quando occorre puntare fenomeni
di breve durata, debole luminosità e moto erratico. Riuscire
a risolvere questi problemi tecnici, che comportano modifiche nella
focale, intensificazione dell'immagine e tracking accurato, significherà
senz'altro dare una risposta definitiva alla fisica dei fenomeni in
questione, qualunque cosa essi siano.
Grazie per l'intervista Massimo. Luigi Della Chiesa ( Sentinel Italia )
22 05 2004
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Benvenuto dall'associazione Sentinel Italia
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Il caso Punta Raisi
Il pilota civile Vincenzo Garofalo dichiarò di aver fotografato il 3 settembre 2006, nei pressi di Punta Raisi, con la macchina fotografica digitale, un presunto UFO. L’ immagine venne diffusa per la prima volta nel settembre 2008 su Raidue, in un programma mattutino in cui si parlava della vicenda di Caronia, in Sicilia, ove avvennero combustioni in varie abitazioni non ancora spiegate dai ricercatori...>>>CONTINUA

 Prossimamente il nuovo numero del 2009

COMUNICATO del 06 10 2008
COMMISSIONE ESECUTIVA SENTINEL ITALIA
OGGETTO : Codice Deontologico
In data 5 ottobre 2008, il Presidente di Sentinel Italia Paolo Bolognesi, ha chiesto formalmente, a norma dell'art. 3 (sezione: Generalità) del Codice di Comportamento adottato da Sentinel ITALIA (versione concordata dai membri fondatori della UFOIN nel 1999), di sottoporre all'attenzione della Commissione una sua "presunta infrazione", contestata su di un Forum di discussione ufologica....>>>CONTINUA
PER NON DIMENTICARE
11 Settembre 2001 Per trovare un barlume di verità bisogna andare indietro nel tempo cercando di capire le origini, e guardando oltre l'orizzonte una luce veritiera si scorgerà. "Perchè è accaduto?" (Prossimamente su Sentinel Italia)
STRISCIA LA NOTIZIA in Camera di Commercio di Trieste - BLOG PILOTATI E CACCIA ALLE STREGHE IN ITALIA : LA QUESTIONE DELLA TARGA ENIGMATICA
Dr. Mario Zandegiacomo
Premetto, innanzitutto, che ciò di cui scriverò riguarda le vicissitudini di un’ azienda di nuovissima costituzione, aprile 2007, che si è trovata ad essere bersaglio di parte del mondo scientifico, del CICAP, di Striscia la Notizia e di un blog attivo per oltre 3 mesi, oltre che di minacce personali, per il solo fatto di possedere una tecnologia di deumidificazione delle murature assolutamente non invasiva ed adatta a grandi opere ( dunque alla totalità del patrimonio artistico italiano ed estero ) talmente innovativa, da averla portata ad un passo dalla vittoria nella Start Cup 2007, indetta dall’ Università degli studi di Trieste. Però, lo ricordiamo, sempre di un sistema di deumidificazione si tratta e non di qualcosa di strategico riguardante la difesa della Terra dagli attacchi di esseri alieni !....>>>CONTINUA


Dr. Massimo Teodorani, Ph.D.
Astrofisico
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